Silvia Camporesi: un viaggio fotografico tra tempo e spazio

L’essenza della mostra: un inno alla sospensione temporale

Silvia Camporesi ci trasporta in un universo fotografico fatto di enigmi e luoghi onirici, dove il tempo sembra sospeso e il confine tra il reale e l’immaginario diventa sottile. La mostra intitolata “C’è un tempo e un luogo”, inaugurata il 30 gennaio al nuovo Centro di Fotografia di Roma, rappresenta molto più di un semplice viaggio visivo; è un’esperienza che tocca l’anima e la mente. Curata da Federica Muzzarelli, questa esposizione si ispira al film “Picnic at Hanging Rock” di Peter Weir, un’opera iconica che esplora la misteriosa sospensione del tempo e lo svelamento di luoghi carichi di significato e storia.

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Un’esplorazione tra fratture e contrasti

Il nucleo della mostra esplora fratture profonde: tra il reale e l’artificiale, natura e cultura, presenza e assenza, passato e presente. Proprio come nel film che la ispira, le fotografie di Camporesi non sono semplici scatti, ma piuttosto tessere di un mosaico più ampio che rivelano la costante tensione tra queste dicotomie. I luoghi immortalati non sono mai meri soggetti; diventano i protagonisti di narrazioni senza fine. Qui, ogni immagine racconta una storia intrisa di esperienza, viaggio e riflessione.

Un percorso visivo tra geografia e poesia

La mostra si articola in cinque sezioni, ciascuna corrispondente a una serie fotografica che Silvia Camporesi ha realizzato nell’arco di quindici anni. “La terza Venezia”, “Journey to Armenia”, “Atlas Italiæ”, “Almanacco sentimentale” e “Mirabilia” non sono semplici titoli, ma rappresentano tappe fondamentali di un viaggio tra spazi e tempi diversi, che sfidano lo spettatore a reinterpretare la realtà.

La serie “La terza Venezia” rappresenta una città sospesa e reinventata, mentre “Journey to Armenia” ci porta alla scoperta di un paese carico di stratificazioni storiche e umane. In Italia, le località abbandonate di “Atlas Italiæ” diventano i custodi di memorie e sogni inespressi. “Mirabilia” ci trasporta in un mondo fatto di architetture visionarie e eventi mai avvenuti, sfidando il nostro concetto di storia e realtà.

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Il dialogo tra fotografia e memoria

Al cuore della ricerca di Camporesi c’è l’idea della fotografia come esperienza di frattura: una frattura temporale che obbliga passato e presente a coesistere, una frattura ontologica tra verità e manipolazione, e una frattura simbolica tra apparenza e sostanza. In questa danza tra opposti, l’artista riesce a trasformare le immagini in luoghi di meditazione e riflessione, inducendo lo spettatore a rallentare il passo e accettare l’incertezza come parte integrante dell’esistenza.

Ogni immagine ci chiede di mettere in discussione ciò che vediamo e ciò che riteniamo di sapere, invitandoci a perdere il contatto con ciò che è familiare, abbracciando l’ignoto e il mistero che si nascondono dietro ogni scatto.

Un invito a perdersi nei luoghi e nei loro segreti

La mostra “C’è un tempo e un luogo” è un canto alla fragilità e alla trasformazione. È un invito a esplorare i segreti celati nel tessuto stesso del tempo e dello spazio, ricordandoci che, in fotografia così come nella vita, esistono dimensioni che sfuggono a qualsiasi spiegazione razionale. Silvia Camporesi riesce, attraverso i suoi lavori, a rivelare il potente ruolo della fotografia contemporanea italiana, creando una ricerca profonda che, tramite i luoghi, riesce a svelare ciò che è nascosto, fragile e impossibile da esprimere a parole.

Grazie alla sua capacità di equilibrio tra documento e finzione, rigore metodologico e libertà immaginativa, Camporesi crea un atlante poetico che ci guida alla scoperta di una realtà nuova e reimmaginata. In tal modo, la fotografia diventa uno strumento non solo di conoscenza, ma anche di controllo e disorientamento, creando un dialogo perenne tra ciò che è visibile e ciò che rimane celato.

Per chi è curioso di immergersi in questa straordinaria avventura, ulteriori dettagli e prenotazioni sono disponibili sul sito ufficiale del Centro della Fotografia di Roma.

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