Roma si sta facendo strada nel mondo dell’hi-tech. Nel cuore pulsante della Capitale, il settore del terziario avanzato sta conoscendo un periodo di rapida crescita che sta sorprendendo gli stessi esperti. Con oltre 60mila imprese attive nella città e provincia, è in corso un autentico boom, come rivela l’ultima indagine di Confcommercio. Questa crescita, però, non è esente da sfide, soprattutto quella legata alla carenza di figure specializzate necessarie per guidare e mantenere questa promettente tendenza.

L’incredibile crescita del terziario avanzato
Il tessuto imprenditoriale di Roma si arricchisce di realtà dinamiche e all’avanguardia che spaziano in un ampio spettro di settori: dal software al cloud, dalla cybersecurity al marketing, fino alla consulenza strategica e la comunicazione. Una vera e propria esplosione creativa e imprenditoriale che, negli ultimi anni, ha visto un andamento positivo dei fatturati. E le prospettive sono rosee per i prossimi due anni, con una crescita stimata del 2,5% nei ricavi.
Il settore non rappresenta soltanto una leva economica, ma un potente motore di sviluppo per la città stessa, capace di proiettare un’immagine di Roma all’avanguardia nel panorama globale. Le aziende del terziario avanzato, seppur con dimensioni spesso ridotte, riescono già a esportare in tutto il mondo.
Innovazione e competenze: un binomio indissolubile
Guardando ai numeri, emerge che il 65% delle imprese hi-tech ha destinato il 15% del fatturato medio annuo all’innovazione di prodotto, servizi e processi organizzativi. Questi investimenti non si fermeranno qui; le proiezioni indicano un incremento all’83% nei prossimi anni. Tuttavia, la strada non è priva di ostacoli. Uno dei nodi cruciali da sciogliere è la carenza di personale qualificato, specie nelle discipline STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica).
Le soluzioni proposte da Chevallard
Pier Andrea Chevallard, Presidente di Confcommercio Roma, ha sottolineato in una recente dichiarazione l’importanza di politiche mirate e la necessità di una stretta collaborazione con le università per attrarre talenti qualificati nella Capitale. “Le imprese dei servizi professionali”, spiega Chevallard, “sanno di non essere ancora pienamente riconosciute come motori della crescita territoriale”. Manca, insomma, un clima completamente favorevole allo sviluppo, e le politiche ad hoc per il settore sono più che mai necessarie.
Oltre a creare percorsi formativi con gli atenei, Chevallard evidenzia anche l’importanza delle sinergie tra aziende e altre realtà locali. Il 40% delle imprese del terziario avanzato a Roma già collabora con enti locali, università, centri di ricerca e altri attori del territorio. Tuttavia, c’è ancora spazio per potenziare ulteriormente queste collaborazioni strategiche.
Un futuro carico di sfide e opportunità
Il dinamismo del settore hi-tech romano rappresenta un magnifico esempio di come l’innovazione possa trainare la crescita economica e culturale di un territorio. Eppure, dietro l’esplosione di aziende e l’incremento dei fatturati, si cela un’urgente necessità di politiche che preparino adeguatamente il terreno per far fiorire il potenziale inesplorato delle risorse umane.
La mancanza di talenti nel campo degli specialisti STEM è un gap che richiede una risposta immediata e concertata da parte di amministrazione, industria e istruzione. Solo così Roma potrà consolidare e non disperdere la sua vocazione innovativa, distinguendosi come un polo hi-tech competitivo a livello internazionale.
Con l’implementazione di strategie ben indirizzate, il terziario avanzato può davvero trasformare Roma in un faro dell’innovazione nel Mediterraneo. Gli occhi sono puntati sul futuro, e l’approccio giusto farà la differenza tra cavalcare l’onda del progresso o restare al traino degli eventi. La sfida è aperta e la capitale è pronta a raccoglierla.
