La musica, con la sua capacità intrinseca di evocare emozioni universali, si intreccia spesso al tema della spiritualità, offrendo un mezzo per esplorare l’infinito e il divino. L’Accademia di Santa Cecilia, con la guida di Corrado Augias e Aurelio Canonici, ha creato un ciclo di incontri che esplora proprio questa connessione affascinante tra musica e spiritualità, attraversando secoli di composizioni iconiche. Il viaggio musicale parte dal Barocco, passa attraverso il classicismo e il romanticismo, e arriva fino al Novecento, per svelare come i compositori abbiano catturato l’essenza del cielo attraverso note e armonie.

Cantare Dio: dalla sofferenza al divino
Il primo appuntamento di questo ciclo si intitola “Cantare Dio”, si tiene l’11 gennaio e porta i partecipanti in un mondo di opere che raccontano la ricerca del divino tra sofferenza ed estasi. I partecipanti avranno l’opportunità di immergersi nello Stabat Mater di Pergolesi, un’opera che narra il dolore della Vergine Maria ai piedi della croce. Poi si esplora la Passione secondo Matteo di Bach, che offre una riflessione profonda sul sacrificio e la redenzione.
Da Mozart, l’Ave Verum Corpus invita a percepire una dolcezza sacra e una contemplazione silenziosa, mentre le sinfonie di Mahler (Terza e Quarta) offrono uno slancio dinamico verso l’infinito. Ogni opera selezionata rappresenta un modo particolare di avvicinarsi alla dimensione dell’Altissimo, usando la musica come mezzo per raggiungere l’inaccessibile.
Eternità e misteri celesti: dialoghi musicali
L’evento continua con il secondo appuntamento l’8 febbraio, che esplora la dimensione dell’eternità e del mistero. Beethoven, con la sua iconica Nona Sinfonia, evoca le altezze celesti in un inno di gioia universale. Un approccio differente si trova nel Lohengrin di Wagner, dove il Preludio suggerisce la presenza eterea degli angeli, mentre Parsifal torna a tematizzare il Graal con una profondità narrativa unica.
Questi capolavori mostrano come la musica possa trascendere i confini del tempo e offrire all’ascoltatore un assaggio dell’eternità. Beethoven e Wagner, pur con stili contrastanti, riescono a strutturare le loro composizioni in modo da canalizzare una spiritualità tanto potente quanto differente tra di loro.
Requiem e trasformazioni: l’ultimo atto
Il ciclo si conclude il 26 aprile con un’indagine sui Requiem più celebri e le loro diverse interpretazioni spirituali. Dal drammatico e teatrale Requiem di Verdi, che esplode in momenti di intensa emotività, al più raccolto e austero Requiem di Brahms. La raffinatezza serena di quello di Fauré offre una pacatezza contemplativa, in netto contrasto con le tonalità cupe degli altri compositori.
Anche i brani sinfonici portano un messaggio di trasformazione e introspezione. La Patetica di Čajkovskij e la Morte e trasfigurazione di Richard Strauss diventano una meditazione sulla mortalità e la resurrezione, mentre la “Morte di Isotta” di Wagner rappresenta un climax emotivo che supera i limiti dell’esistenza.
Il tema del divino
Questo ciclo di incontri offre una ricca panoramica non solo della storia della musica, ma anche del modo in cui gli artisti hanno percepito e reinterpretato il tema del divino attraverso i secoli. La musica diventa così una sorta di linguaggio universale che collega il mondano al sublime, facendo riflettere su temi eterni come la fede, la sofferenza e la bellezza ultraterrena.
Per chiunque ami la musica e sia affascinato da ciò che va oltre il visibile, questi appuntamenti rappresentano un’occasione imperdibile per esplorare un terreno dove le note scendono direttamente dallo spirito.
